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Intanto che la nuova cucina di Napoli consolidi il suo equilibro fra tradizione ed ispirazione alla contemporaneità, qui proviamo a costruire la vicenda di uno dei protagonisti della gastronomia partenopea, del ristorante che in quarant’anni di attività è divenuto simbolo e sinonimo del buon mangiare all’ombra del Vesuvio. Ogni città, si sa, ha i suoi luoghi sacri del cibo. Quei posti, cioè, che rappresentano in un determinato periodo le tendenze prevalentie che contemporaneamente alimentano il passaparola tra i buongustai.

Questo è stato particolarmente vero a partire dal secondo dopoguerra fino agli anni novanta del secolo scorso. Il Savini a Milano, il Pappagallo a Bologna, il Sabatini a Firenze, l’Alfredo a Roma. Ecco i ristoranti divenuti famosi per una cucina che Marco Guarnaschelli Gotti definì Grande Cusine, perché, interpretando lo spirito dei tempi e con una buona dose di civetteria, nei loro menù accoglievano solo piatti della tradizione che potevano essere definiti eleganti nella forma e nella sostanza, e quindi accettabili in un contesto raffinato. A Napoli? A Napoli c’è la Cantinella che, a differenza di quanto è accaduto altrove, ha attraversato con la luminosità

di un faro quattro decenni di storia gastronomica della città, interpretando e talvolta anticipandone tendenze ed evoluzioni. Visto che non esiste storia che valga la pena di essere raccontata se non c’è un protagonista,
ecco che la Cantinella si identifica fin dall’apertura con il suo fondatore:

Giorgio Rosolino. E’ lui, infatti, fin dal 1976, anno di apertura del locale di Santa Lucia, a collocarlo nell’ambito della tradizione gastronomica della Campania e napoletana in particolare. Si spiega così, la ricerca lunga ed appassionata tra antiquari e collezionisti per recuperare stampe d’epoca ed incisioni di Napoli antica. Fra queste scelse, e qui siamo ai segni che rendono visibili le intenzioni, l’immagine di un maccaronaro raffigurato nell’attività di preparazione della pasta, rito dal fascino antico, al contempo simbolo e sintesi dell’arte sapiente dei napoletani a fare grande cucina. Il logo de la Cantinella è fatto. Per completarlo bastano le iniziali del fondatore, intrecciate in un elegante corsivo senza tempo.

Il brand si direbbe oggi, nasce dunque insieme al ristorante, quasi a sancirne il legame con la tradizione, con il territorio e con la passione di chi quel posto ha pensato e voluto. Altre immagini antiche di Napoli, soprattutto vecchie cantine e scorci suggestivi della città, si trovano tutt’oggi alle pareti o riprodotte nei sottopiatti.

Che cos’è la cucina a Napoli?
Poesia, teatro, risulta. In sintesi rappresentazione plastica delle caratteristiche essenziali di un popolo che l’attitudine al buon mangiare la porta scritta nel codice genetico. Qui la cucina da sempre è cultura, passione, tradizione. Oggi è anche ricerca, evoluzione, selezione e valorizzazione dell’enorme patrimonio di sapere legato al cibo. Cereali con pane e pasta, insieme alle verdure, più di carne e pesce, sono gli elementi costitutivi delle ricette storiche come delle nuove elaborazioni.


 

 
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